Meeting design: Francesco Catalano

Francesco Catalano è Direttore Marketing e Art Director. Accanto all’attività manageriale si occupa di progettazione di spazi non convenzionali nel suo studio di interior design di Reggio Emilia. I suoi progetti hanno ottenuto numerosi premi e riconoscimenti internazionali, tra cui due candidature al Compasso d’Oro, quattro Label e la prestigiosa Etoile dell’Observeur du Design. Autore di libri e testi di marketing, nel 2010 ha fondato il blog Gorgonia dove condivide i suoi argomenti di studio, dal marketing al design. Elena Codeluppi lo ha incontrato per Bologna Design Week.

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Aiutaci a capire il processo creativo che ti porta alla realizzazione di un nuovo progetto: quali sono i passaggi fondamentali che segui in modo metodico per arrivare a una proposta concreta?

Ogni progetto nasce da obiettivi e ispirazioni diverse, spesso imprevedibili e mi conduce a scelte progettuali che cerco di mantenere il più possibile indipendenti da quelle che ho già seguito nei lavori precedenti. Eppure tra questi punti di partenza così lontani e questi punti di arrivo così diversi si snoda un percorso mentale e procedurale che è invece comune a tutti i miei lavori. Il primo passaggio per me consiste nello studio approfondito di tutte le premesse logiche al progetto: il contesto in cui nasce, gli obiettivi a cui deve rispondere, la personalità di chi dovrà servirsene, a volte la storia dei luoghi che lo ospiteranno. E’ una fase lunga, più scientifica che sentimentale, ma senza la quale non riesco ad innescare in me nessuno di quei sentimenti che poi mi aiuteranno a dare vita alle idee successive. E’ il momento in cui cerco il significato che dovrò vestire. Quando arrivo ad afferrarlo tutto diventa fluido e posso affrontare i due passaggi successivi, quelli più concreti: disegnare la struttura, che prima sarebbe stato un esercizio sterile e inutile, diventa un gesto spontaneo, e a quel punto anche immaginare le finiture e identificare i materiali risulta una conseguenza naturale. Non resta che l’ultimo gradino: disegnare e selezionare i dettagli. Per molti si tratta di un complemento al progetto, non così essenziale, mentre per me è una fase decisiva e delicatissima. Penso che siano i dettagli quelli che per primi racconteranno il progetto a chi lo vivrà e lo incontrerà, e saranno loro gli ultimi che usciranno dalla memoria di chi lo avrà capito fino in fondo.

francesco-catalano-interior-design212Potremmo definire molti dei tuoi lavori esempi di design onirico e surreale. Quanto influiscono le storie nel racconto di prodotti e luoghi?

Le storie sono determinanti. La tecnica che prediligo per dare una traccia al mio lavoro consiste proprio nel costruirmi una storia e seguirne i capitoli per dare corpo al progetto. Capita sempre negli stand che progetto per Novoceram, come quello che è possibile visitare in questi giorni proprio a Bologna al Cersaie 2015, che narra di una fabbrica sorta come un piccolo laboratorio negli anni ‘50, poi cresciuta nei decenni successivi, quindi abbandonata e infine rinata a nuova vita nelle mani di un personaggio immaginario che ne ha fatto il suo rifugio e la cui personalità ha guidato ogni scelta progettuale e decorativa. Forse però, tra tutti i miei progetti, quello che più riflette il racconto che lo ha ispirato è Salotto Boschi: una location per eventi non convenzionali ricavata nell’antico palazzo dei Marchesi Boschi in via Castiglione a Bologna. Per questo spazio così speciale mi sono spinto un po’ più in là: ho addirittura scritto una favola che ha poi dato vita a tanti personaggi e a tante storie, di cui ogni stanza può dirsi il racconto.

francesco-catalano-interior-design226Ci sono materiali che prediligi?

Difficile isolare un solo materiale tra i tanti che utilizzo quotidianamente per i miei progetti: dal rame al policarbonato sono infiniti i materiali che posso preferire di volta in volta, in funzione dell’uso e dell’effetto che desidero ottenere in un progetto. Quello però con cui mi identifico di più, oggi, è inevitabilmente la ceramica, al punto che penso fosse scritto nel mio destino. Non si è trattato di un colpo di fulmine, ma di una passione cresciuta lentamente, come spesso accade agli amori più sinceri e duraturi. Ho iniziato a progettare le mie prime collezioni in gres porcellanato nel 1999 e ho quindi potuto vivere in prima persona le straordinarie evoluzioni di un materiale che ha saputo innovarsi e trasformarsi come credo pochi altri nella storia. Mi sono veramente entusiasmato, anno dopo anno, nel vedere come le frontiere di questa tecnologia si siano spostate sempre più in là fino quasi a scomparire. È stato proprio il gres porcellanato ad insegnarmi che la bellezza non è mai fatta soltanto di poesia, ma richiede prima di tutto tecnica e scienza.

francesco-catalano-interior-design363-1500x1000Quanto è importante per te la “moda” di prodotti e brand nelle tue scelte progettuali?

Penso pochissimo, ma sono cosciente che nessuno può evitare di esserne influenzato. Non parlo della moda istantanea, del prodotto virale appena uscito che improvvisamente si ritrova in tutti i set fotografici, gli allestimenti e i redazionali, ma di quella moda che permea il nostro modo di vedere. La prima è un fenomeno divertente ed effimero a cui attribuisco unicamente un valore commerciale, la seconda invece è un filtro mutevole e incontrollabile con cui guardiamo in modi diversi alle stesse cose perché i nostri riferimenti cambiano. Se sfoglio oggi le riviste di arredamento degli anni ottanta (ma anche quelle di 5 anni fa), ricordo ancora quali immagini mi colpivano per la loro straordinaria novità, ed è frequente che siano le stesse che oggi mi divertono per la loro ingenuità. Questa obsolescenza forzata però non riesco a vederla come un fenomeno esclusivamente negativo, ma come la possibilità di sedimentare nel tempo dei “pacchetti” di identità visive e sensoriali sempre diverse a cui attingeremo prima o poi per trarne nuovi spunti, che a quel punto saremo però in grado di rielaborare in modi nuovi, grazie alla nuova sensibilità che avremo maturato. Tutto sommato si tratta di un processo cui, da designer, non posso non riconoscere degli aspetti virtuosi, mentre da uomo mi interrogo sempre più spesso sugli aspetti etici di questo modello e sull’inutile spreco di risorse che innesca.

Salotto-Boschi-Francesco-Catalano_37-1500x1000Arte, fotografia e letteratura sono finti di ispirazione che emergono visibilmente nei tuoi lavori, spesso in chiave ironica. Pensi che questo aspetto possa essere una chiave di lettura della realtà?

È vero, si tratta di spunti che incontro nella mia vita personale che esercitano su di me un influsso molto forte, al punto che se ne ritrova il riflesso anche in ciò che progetto, perlomeno a un livello di lettura più profondo di quello puramente estetico. L’ironia invece è uno dei modi di interpretare la realtà a cui sono più affezionato, e che mi piace riportare anche nel mio modo di intendere il design. Mi fanno sorridere i designer che prendono troppo sul serio il proprio ruolo o che si vedono come monopolisti della bellezza. Preferisco vedere in questo mestiere l’opportunità di raccontare le storie in cui credo attraverso gli strumenti che so usare meglio, e la possibilità di innescare delle reazioni nelle persone. Nella mia esperienza riuscire a stupire e ad emozionare con la bellezza è però molto più semplice che farlo attraverso il divertimento. Forse è per questo che l’ironia di molti miei progetti nasconde una piccola sfida con me stesso, a volte inconsapevole: quella di riuscire a divertire chi li avvicina. E a chi dice che la bellezza salverà il mondo rispondo che non ho questa pretesa: mi basta migliorare un attimo di presente di un solo sconosciuto suscitando in lui un sorriso.

cover-press-fabuloftChi desidera osservare dal vivo la sua ultima fatica al Cersaie proprio in questi giorni dove Francesco Catalano presenta « Fabuloft », un vero e proprio tempio dello stile industriale, una struttura pensata come un gruppo di tre fabbriche abbandonate che riflettono gli stilemi architettonici tipici degli anni ’50, ’60 e ’70, riportate alla vita da un personaggio immaginario, un po’ artista e un po’ architetto, che ha scelto di riqualificarli per farne il proprio spazio di vita e di lavoro.

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