Design Low tech in attesa di incontrare Serge Latouche

Il tema della convergenza tra design e saperi umanistici al centro della seconda edizione del ciclo di seminari Pensiero e Progetto. I grandi contemporanei e le cose del design promosso dal Corso di Laurea in Design del Prodotto Industriale, Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna. Sei incontri con celebri studiosi internazionali, tra cui il prossimo 3 novembre  Serge Latouche, economista e filosofo che terrà una lectio magistralis a Bologna dal titolo: Etica ed estetica della frugalità.

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Di cosa parlerà Serge Latouche a Bologna? Quel Latouche padre della cosiddetta “decrescita felice”? Quel che è certo è che le difficoltà dell’economia mondiale e la crisi energetica hanno generato una sensibilità nuova: quando è necessario ridurre i costi, e contenere lo spreco di risorse la semplicità diventa interessante e attraente e il design non fa eccezione.

Alcune delle nuove domande da porre al mondo del design suonano più o meno così: cosa ci serve per continuare a fare tutto quello che facciamo ora, qui su questo pianeta, ma senza bruciare energia fossile? quali cose potremo continuare a fare senza sofisticate tecnologie, cioè senza quell’high-tech, che non può essere garantito a tutti?  Cosa ci possiamo inventare di funzionale ed esteticamente bello, utilizzando la “tecnologia più appropriata” la più semplice possibile?

Negli ultimi anni, diversi designer che si sono cimentati nel filone low tech sfornando parecchie “trovate”, belle, brillanti,  qualcuna utile, qualcuna meno utile. (quali il divertente  lavoro di ricerca della low tech factory ECAL Art and Design Lausanne)

Una delle riflessioni progettuali più affascinanti del filone low tech è l’applicazione all’oggetto di design di quella “diavoleria” che si chiama FLYWHEEL in inglese; VOLANO in italiano  e in spagnolo VOLANTE DE INERCIA, un marchingegno capace di ottimizzare l’energia cinetica fornita, un po’ stoccandola e un po’ rilasciandola al momento giusto. Il volano è sostanzialmente una riserva di energia. Le più recenti applicazioni del volano nei progetti di design riguardano oggetti che si muovono o sono fatti per generare un movimento e di cui riusciamo ad avere totale comprensione del funzionamento, poiché ne vediamo la bellezza degli ingranaggi. Eccone alcuni esempi.

Cominciamo subito con l’oggetto più poetico: la boa luminosa che sfrutta il moto ondoso per generare piccole luci in mezzo al mare in grado di segnalare la vicinanza alle coste e le condizioni del mare per aiutare la navigazione.

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Il meccanismo della boa cinetica  luminosa di Alexander Rehn (Germania) è simile a quello  utilizzato per gli orologi da polso: un volano che si muove in circolo grazie al movimento trasmesso dal mare alla boa stessa. Secondo il giovane designer Alexander Rehn la boa cinetica è essenziale per la navigazione.

Un esempio piuttosto noto che ci piace ricordare è dato da R2B2, realizzato da Christoph Thetard per ridurre la produzione di rifiuti elettrici domestici. Un oggetto che, se mai entrasse in produzione, avrebbe buone probabilità di comparire nelle nostre case e che nel funzionamento sembra essere la riscoperta della vecchia macchina da cucire Singer.
Quanti mixer ad immersione abbiamo rotto e ricomprato nell’arco della nostra vita? Sicuramente troppi a causa della cosiddetta obsolescenza programmata. Thetard ci propone una alternativa ai soliti elettrodomestici.

r2b2-christoph-thetard-designers-open-pedalUna sorta di “cucina analogica”  multifunzionale che permette di svolgere alcune semplici mansioni  impiegando grazie ad uno forzo umano minimo, giusto un paio di pedalate per azionare un volano posizionato sotto al piano di lavoro. R2B2  serve a macinare, tritare e mescolare, proprio come si fa con il macina caffè, il mixer ad immersione e il  frullatore.

Proseguiamo con un paio di altri strumenti azionati con il principio del volano di indubbio utilità ed ingegno.

DRUMI lavatrice a pedali dell’azienda canadese YIREGO. 

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Flywheel byke, la bicicletta con volano,  di Maxwell von Stein un prototipo ancora privo  di grazia nel design ma che ha fatto molto parlare per via degli scenari che potrebbero aprirsi in fatto di “mobilità sostenibile”.

E per ultime le storiche AFFETTATRICI BERKEL a volano manuale classe 1899!

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Non possono essere definita come “elettrodomestici” in quanto, com’è facile intuire, si tratta di uno strumenti che vengono azionati a mano; Ci sono ancora numerosi esercenti che la preferiscono ai modelli più moderni; torna utile quando viene a mancare l’energia elettrica tant’è che diversi esercenti hanno a disposizione sia modelli a corrente elettrica sia affettatrici a volano manuale.

UN’ICONA DEL DESIGN OLANDESE

L’eleganza delle forme, l’armoniosità del movimento, la lucentezza della lama e quel tipico rosso Berkel la rendono un’icona del design. Oggetto di falsificazioni al pari dei più rinmati emblemi del lusso, per le affettatrici manuali Berkel nessuno ha ritenuto di doverne aggiornare il design, invariato da più di un secolo.

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INTANTO IN EMILIA

Nel parmense esistono diverse botteghe di restauro delle storiche affettatrici Berkel. Complice la rinomata produzione locale di prosciutto e l’accessibilità ai brevetti oggi scaduti, Parma custodisce la preziosa eredità dell’olandese Berkel.

Quando il professor Latouche verrà a Bologna, sarà opportuno fargli notare che anche in caso di esaurimento dei preziosi giacimenti petroliferi, nelle terre emiliano-romagnole potremo continuare a “sfettlare” (termine “tecnico” dei dialetti emiliani che significa appunto affettare salami, coppe e simili) i più pregevoli insaccati dell’area,  senza troppa fatica.